Anteprima del libro "Verità Scomode"

Era a Venezia già da qualche giorno quando incontrò la baùta nera. Piccole botteghe spuntavano nella sua visuale come macchioline sul corpo di un bambino al sole. Tra i tanti dettagli della città che meritavano di essere osservati, una gondola attirò la sua attenzione: le sembrava una bara, una di quelle fastose, con piume nere e imbottitura rossa.

Melissa si soffermò sui passeggeri, immaginandone i pensieri. Appena poco più in là, sul ponte che congiungeva i due lembi di strada, c’era una maschera coperta da un lungo mantello nero che la guardava. Era da poco passata l’ora del tramonto e la città cominciava a cambiare aspetto. Restò a osservare la scena solo per qualche secondo, poi imboccò un vicoletto dove la penombra s’infittiva.

Una pergamena esposta in una piccola vetrina recava un breve epitaffio. Nonostante il sudore le imperlasse la fronte, ciò che vi era scritto le provocò un lungo brivido dietro la schiena e, quando fece per attraversare, rivide la maschera che era appena dietro di lei. Un grido dal lato opposto della strada la costrinse a guardare in quella direzione, quando si voltò la maschera non c’era più.

Lentamente comparvero le prime stelle. L’andirivieni di battelli animava le acque scure della laguna. Le luci soffuse dei lampioni la riflettevano in un altro tempo. Una musica dolce si librava in aria dall’ultimo pianoforte di Piazza San Marco quando vide ancora lei tra la folla, che cercava il suo sguardo! All’improvviso le parve che tutto fosse fermo: la musica, la gente, la brezza. Quello sguardo nero era l’unica cosa mobile. Chiuse per un attimo gli occhi e quando li riaprì la baùta era sparita.

Continua…

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