Intervista esclusiva con Carmelina Moccia

Quando cominciai a scrivere il mio primo libro avevo le idee molto confuse. Tanto per cominciare non conoscevo le regole che valgono quando si comincia a scrivere, mi riferisco al patto che si stringe con il lettore.

Ero piena di me, di autostima, ero convinta di possedere la conoscenza quasi assoluta, ma la verità era che avevo solo un grande bagaglio di frustrazioni da scaricare attraverso la scrittura. C’è chi ha letto il mio primo romanzo nella sua prima stesura e lo ha trovato addirittura bello!

Il mio amico editore invece lo bocciò. Lui lo lesse nella sua versione originale. Gli diedi il quaderno dove, giorno dopo giorno, avevo scritto capitoli, pagine di romanzo, una storia che aveva del surreale, ma non troppo, che s’intitolava “Come sole al mattino”.

Oggi ho imparato ad avere compassione per la versione di me che sono stata nel passato. Ero giovane, la vita mi ha sempre distratto. Sono stata donna, mamma e ancora figlia amorevole di una mamma che soffriva per non aver studiato, che mi ha insegnato che l’intelligenza trascende dalla cultura, ma che la cultura ti salva la vita.

Ho imparato ad accettare che non puoi essere necessariamente sempre pronto e in linea con il contesto che vivi. Sono una persona che vive al limite del contesto in cui prova a inserirsi.

Ancora mi chiedo se mai riuscirò a trovare la posizione giusta, la verità è che so di avere limiti. Provo a migliorare su tanti aspetti. Sono come un’ape che vola da un fiore all’altro alla ricerca del polline più dolce e nel frattempo si tinge di tante sfumature che tutte insieme creano una versione singolare. Vola da un fiore all’altro senza sosta, senza tregua alla ricerca di un punto fermo, dove finalmente riposare e godere del gusto dolce della vita.

Inseguo da una vita la ricercatezza ma il cambiamento interiore avviene quando sei veramente solo con te stesso alla ricerca della tua singolarità.

Non sono una persona cattiva, me lo hanno fatto credere le persone mediocri con cui sono entrata in contatto e che non erano veramente interessate a vivermi, a comprendere la mia singolarità. I miei figli conoscono la mia vera essenza, sanno tutto di me. La vita mi si apre davanti quando penso a loro, ogni cosa ridimensiona e la vita diventa dolce e meravigliosa.

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