“Verità Scomode” è nato dodici anni fa, durante uno dei miei viaggi con la mia famiglia a Venezia… i miei figli allora erano bambini e mi piaceva osservarli mentre andavamo lungo la laguna veneta da un punto all’altro della città.
La mia fantasia ha fatto il resto!
Ho cominciato a prendere nota dei posti, dei dettagli… ne ho messi pochi nella storia perché non c’è bisogno che racconti alle persone “come è Venezia”. Preferisco raccontare gli stati d’animo, i dettagli che mi colpiscono di una particolare circostanza.
“Piccole botteghe spuntavano nella sua visuale come macchioline sul corpo di un bambino al sole.” Le botteghe con le maschere veneziane ti rincorrono mentre cerchi refrigerio nelle calde giornate d’estate e, per una persona che ha sempre desiderato partecipare a un ballo in maschera, diventano un’ossessione… ti spingi oltre e ancora oltre, alla ricerca di quella più bella, di quella artigianale e sogni a occhi aperti.
Tutto è cominciato così, poi, lentamente, ha preso il sopravvento la mia vena riflessiva, la parte profonda, la me incline a sondare le problematiche della vita e, a quel punto, la storia è cambiata ed è diventata l’occasione per parlare dell’incapacità di alcune persone di accettare il dolore, di accoglierlo e di imparare a convivere con esso.
Mi sono sempre chiesta come avrei reagito se avessi avuto un figlio malato. Non è un pensiero che ti viene in mente così, di punto in bianco! Nella mia mente è maturato dopo aver ascoltato tante storie di genitori che rincorrono l’ideale della perfezione a tutti i costi.
La vita è imperfetta e piena di sfumature, ma la malattia di un figlio è qualcosa che ti destabilizza nel profondo. Ci vuole un coraggio sovraumano per imparare a vivere con la consapevolezza di doversi prendere cura della persona amata. Tutto assume un altro significato, le stagioni, le ricorrenze…
Quando ho scoperto di avere un cancro al seno sono stata contenta che fosse capitato a me e non a uno dei miei figli! Non oso neppure immaginare cosa avrei fatto…
L’amore, nelle sue molteplici sfaccettature, può fare l’impossibile. Amare gli altri più di sé stessi è ciò che spinge alcune persone a dare la vita pur di vedere un sorriso sul volto della persona amata.
“Verità Scomode” racconta poco di questo amore e lascia molto spazio al lettore affinché possa essere libero di riflettere su ciò che è disposto a perdere per essere allineato con il concetto di perfezione che la società ci rifila sotto diversi nomi, ma che conducono tutti allo stesso principio per cui tutto ciò che non è bello, sano, perfetto, non è funzionale e perciò non ti rende vincente.
Ma è veramente questo il principio che vogliamo lasciare alle generazioni che ci seguono?

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